Detailed review by Rosablu48
Rosablu48(51)
Brescia, Italy99%
Quando si guarda per la prima volta la cartina geografica della città di Oslo si rimane ad osservare la sua non lunga estensione lungo il suo omonimo fiordo, ci si concentra sulla ricerca e l’ubicazione delle più note attrazioni turistiche, si va alla ricerca della stazione ferroviaria, del molo dove partono i traghetti, del palazzo Reale, e via discorrendo.
Uno sguardo sfuggente lo si posa pure sulla piccola penisola di Vippetangen perché è dove si trova ubicata la fortezza di Akershus, ma poi quando si tratta di osservare la periferia ecco che l’interesse si affievolisce. In fondo avendo poco tempo a disposizione e volendo visitare le maggiori attrazioni della città, è logico eliminare quei luoghi che non sono per così dire “interessanti" culturalmente.
E così ci si potrà anche accorgere della penisola di Bygdøy che si trova nella periferia ovest della città, ma il nostro sguardo sarà solo sfuggevole, perché vedendo che la sua colorazione è prevalentemente verde ci fa capire che qui si trova solo natura e poche case, e l’interesse si fermerà all’istante.
Ed invece....
Bygdøy10
Ratings
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Accessibility
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"Must See"-Factor
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Budget Friendliness
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Relaxation Value
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Uniqueness
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Ed invece, una volta giunti sul posto, con tanto di guida in mano ed interessati alla visita di vari musei, ci accorgeremo che quella penisola che non abbiamo nemmeno degnato di uno sguardo sarà un luogo molto frequentato durante la nostra permanenza nella capitale Norvegese.
In questa lingua di terra che si protende verso il fiordo dove la natura incontaminata è ancora presente, dove grandi distese di terra coltivata si perdono a vista d’occhio, dove il traffico cittadino non sanno nemmeno cosa significhi, dove sembra di vivere in un luogo incantato ebbene in questo bel luogo ci sono i musei più interessanti della città.
E non parlo di uno o due musei, ma di ben cinque fra i più interessanti musei presenti ad Oslo.
Ma partiamo dall’inizio...
Per arrivare su questa penisola ci sono tre modi: il primo è il più ovvio ed il più comodo: la macchina.
Il secondo è con il traghetto numero 91 che parte dal molo che si trova di fronte al palazzo del Comune, ma che è in servizio solo nei mesi estivi (da aprile ad ottobre). E poi c’è il terzo modo che consiste nell’utilizzare l’unico bus che arriva fin qui ed è il numero 30.
Lasciandoci alle spalle il ricco centro cittadino e inoltrandoci nella periferia ovest della città, ad un certo punto si scorge un piccolo ponte che collega Bygdøy alla terra ferma. È un ponte del tutto anonimo, fatto per far passare l’autostrada che scorre sotto ad esso più che per un collegamento vero e proprio della penisola con la terra ferma, per cui la nostra attenzione non è nemmeno durata due secondi.
Ma oltrepassato il ponte, sembra di entrare in un altro mondo. Le case si diradano velocemente e al loro posto si fa spazio la natura, in tutte le sue forme. Grandi pezzi di terreno già arati e pronti per la semina si intersecano ad altri appezzamenti coltivati a pascolo. Alcune fattorie fanno capire che in questo luogo il lavoro principale è quello di coltivare la terra ed allevare bestiame e la vita cittadina sembra lontana anni luce da loro.
Poi lentamente i grandi campi coltivati lasciano il posto a delle piccole foreste piene di larici, abeti, querce e.... altre piante a cui non so dare un nome, e mentre si prosegue in questa natura incontaminata ad un certo punto si scorgono i grandi cartelli che indicano l’ubicazione del primo grande museo presente su questa penisola: il museo del folklore o, come è più giusto dire, Norsk Folkemuseum.
Questo museo si estende su una grande superficie in cui sono sistemate più di 140 tipi di casa che ricostruiscono la storia e la vita di questo popolo partendo da molto lontano. È un museo a cielo aperto, immersi nella natura ed alla scoperta della natura. Una meta imperdibile per chi giunge ad Oslo.
Lasciato il museo del folklore e ripreso il bus alla fermata che si trova proprio di fronte all’entrata dell’attrazione, proseguiamo per alcuni minuti, ammirando le casette che ora si incontrano. Sono per lo più villette singole, di grandi condomini non c’è nemmeno l’ombra e ogni casa è contornata da un bel giardinetto tutto recintato con steccati in legno.
Ma ecco che un altro grande cartello ci avvisa di essere in prossimità del secondo museo presente a Bygdøy. Il museo delle navi Vichinghe, altrimenti e più correttamente detto Vikingskipshuset.
L’edificio che ospita questo museo si trova nel bel mezzo di un grande prato, dove in estate è possibile sedersi, rilassarsi, oppure restare a godere del panorama circostante. Nelle immediate vicinanze del museo c’è anche un piccolo chiosco all’aperto dove potersi comprare qualcosa da mangiare o bere. Ma tutto questo noi non l’abbiamo potuto fare, perché in pieno inverno il chiosco è chiuso. Anzi, il giorno che abbiamo visitato il museo nevicava di gran carriera e rendeva il paesaggio molto bello e suggestivo.
In questo museo sono esposte tre navi Vichinghe con tutto quello che è stato trovato sopra di esse, e devo dire che la visita è stato un momento molto gradevole per me. Si impara a conoscere meglio un popolo vissuto molti secoli fa, scoprire lo stile di vita, le usanze e le tradizioni.
Dopo aver scoperto il mondo dei Vichinghi ritorniamo sui nostri passi e ci dirigiamo verso la fermata del bus. Non attendiamo molto e riprendiamo la strada alla scoperta di Bygdøy.
Ora la strada si fa più tortuosa, è in discesa e tutt’attorno si incontrano molte case che formano un grande centro abitato e che prosegue fino alla riva del mare sulla punta della penisola.
La strada è sempre in discesa ed ad un certo punto arriviamo in un grande piazzale che si trova quasi in riva al mare. Qui incontriamo altri 3 musei: il museo marittimo, detto Norsk Sjøfartsmuseum in lingua Norvegese, il museo che espone la nave polare Fram, che in Norvegese si chiama Frammuseet, e per finire il Kon-Tiki Museet, altro museo navale.
Questi musei li abbiamo osservati solo dall’esterno. Ci eravamo ripromessi una visita più approfondita nei giorni seguenti alla nostra prima gita sul posto, ma purtroppo il tempo tiranno e le tante altre cose da vedere non ci hanno lasciato la possibilità di fare una visita come si deve.
Devo comunque dire che in questi tre musei che si trovano molto vicini gli uni agli altri sono esposte imbarcazioni ed oggetti che ripercorrono la storia navale della Norvegia, soffermandosi sulle spedizioni effettuate da grandi esploratori locali e su cosa hanno portato in patria.
La visita del luogo prosegue ora attraversando le vie del centro e che ci porta all’ultimo ( ma solo in fatto di visita) dei musei presenti su Bygdøy: il centro di ricerca sull’olocausto detto Hl-Senteret.
In questo luogo è possibile visitare una mostra che ospita la storia dell’Olocausto e di altri genocidi avvenuti nel corso della storia mondiale.
È un museo particolare, pieno ri ricordi e dolore che solo chi è appassionato può visitare e capirne il significato. Io non mi ritengo tale, per cui ho solo ammirato la struttura dall’esterno e la sua visita non l’ho messa nel mio programma.
Se la visita ai molti musei presenti sul territorio si può dire conclusa penso che in questa penisola ci siamo ancora molte cose da vedere e scoprire. Le sue piccole spiaggette, ad esempio, i piccoli porticcioli che si affacciano sul mare, le vie strette e lunghe che portano alla scoperta del paese che si trova sulla punta meridionale della penisola. E poi c’è un centro ippico per gli appassionati di gite a cavallo, un centro tennistico per chi non può rinunciare al suo sport preferito nemmeno in vacanza. E poi c’è la natura, tanta, abbondante, che ti fa dimenticare che a nemmeno dieci minuti di distanza si trova la capitale del paese, perché qui ci si sente fuori dal mondo, in un luogo d’incanto e bellezza che anche un paese nordico come la Norvegia sa regalare.
Benvenuti sulla penisola di Bygdøy, trascurata in un primo momento ma amata dopo la sua scoperta.