Detailed review by paulex
Volendomi avvicinare il più possibile alla vera, impenetrabile foresta pluviale del Borneo, mi ero documentato molto sulle destinazioni raggiungibili da Kuching, in cui abbiamo fatto tappa per una settimana.
Sapevo perciò che la riserva naturale integrale di Batang Ai, non attrezzata per il turismo, che si estende su un'area vastissima a cavallo tra la Malaysia e l'Indonesia, era di fatto irraggiungibile, a meno di non organizzare da soli, d'accordo con il locale Ente parco, una spedizione in piena regola, cosa possibile a organizzazioni scientifiche o troupe televisive, non ad un comune viaggiatore, pur se dotato di spirito d'avventura.
L'unico modo per lambire quel pezzo di giungla incontaminata, era quello di passare almeno una giornata all'Hilton di Batang Ai.
Sì, avete letto bene, l'Hilton, ma un Hilton un po' speciale.
Raggiungerlo presenta qualche problema.
E' distante 270 chilometri da Kuching, verso l'interno del paese, da percorrere in auto fino a raggiungere un grande lago dove si prende un'imbarcazione per arrivare su una delle numerose isole, penisole e isolette disseminate nel lago, ad un tiro di schioppo dal confine indonesiano.
Avevo letto con attenzione i commenti, non tutti entusiastici, di chi ci era già stato, quindi sapevo cosa aspettarmi e cosa non aspettarmi.
In particolare, mi era stato molto utile, per organizzarmi, l'ottima e dettagliatissima opinione di Madmike su Trivago.
In particolare, egli si era rammaricato del fatto di essersi portato dietro tutto il bagaglio, assolutamente inutile e d'impaccio negli spostamenti.
Fatto tesoro dei suggerimenti, organizzo senza difficoltà il transfert dall'Hilton di Kuching, dove eravamo alloggiati, e dove avevo lasciato un buco di due notti nella prenotazione, a quello di Batang-Ai.
Poiché questo sistema è adottato da diversi viaggiatori, all'Hilton di Kuching vi tengono in consegna i bagagli fino al vostro ritorno.
Prepariamo due zainetti con lo stretto indispensabile per due notti, compresi un paio di flaconi spray di repellenti contro gli insetti tropicali.
Al mattino, alle sette e mezza, ci viene a prendere con il pulmino il simpatico e corpulento Nabul, con cui avevamo fatto amicizia in occasione dell'escursione al parco degli oranghi di Semenggoh, e che aveva fatto in modo da essere di turno lui quella mattina.
Come consigliatoci, avevamo incluso nell'itinerario dell'andata una deviazione verso il fiume Lemanak, dove, in un villaggio difficilmente raggiungibile, vive ancora una comunità Iban, i famosi dayaki di mare tagliatori di teste, ma il resoconto di quella deviazione lo farò a parte, in una successiva opinione.
In uscita da Kuching è tutta autostrada, che consente un viaggio agevole e senza scossoni.
Raggiungiamo, ad una settantina di chilometri da Kuching, l'abitato di Serian, capoluogo dell'omonimo distretto.
La città non è affatto piccola, ha più di 80.000 abitanti, la quasi totalità di etnia originaria Bidayuh (Dayaki di terra) con minoranze Iban (Dayaki di mare, un tempo loro acerrimi nemici) e cinesi.
Curiosamente, la stragrande maggioranza della popolazione di tutta l'area è di religione cattolica romana, con altre minoranze cristiane protestanti, e ciò è testimoniato anche dalle numerose chiese che incontriamo lungo il percorso.
Il distretto di Serian è noto per la grande produzione di frutta, soprattutto il puzzolentissimo durian, a cui è addirittura dedicato un monumento nella piazza principale della città.
A ritorno ci fermeremo al mercato di Serian, per acquistare una enorme e ben matura papaia che mangeremo per strada. (appena colta dall'albero ha tutto un altro sapore).
Man mano che la strada si allontana da Serian le coltivazioni di frutta cominciano a diminuire, e restano le grandi estensioni di palme da olio e vaste risaie.
La parte coltivata è compresa in un'ampia fascia su ambedue i bordi della strada.
Oltre, esplode il verde della foresta pluviale.
Sulla nostra destra, comincia a vedersi una catena di montagne completamente sommerse dalla giungla: è il confine con l'Indonesia.
Continuano le risaie ai bordi della strada: contadine con il tipico cappello a cono di tipo vietnamita portano sulle biciclette sacchi di riso.
Ad un tratto il pulmino ha una brusca decelerazione ed uno scarto improvviso: faccio a tempo a vedere un lungo serpente scuro che attraversa lentamente la strada.
-E un cobra nero- mi dice Nabul, -Qui abbiamo due tipi di cobra, quello giallo, meno pericoloso, e quello nero, che ha ora attraversato la strada, il cui morso è inesorabilmente mortale -.
Penso che la vita delle contadine di quelle risaie non debba essere facile, e non solo per la fatica di mondare il riso.
Ci fermiamo poco lontano, per una sosta, a Lachau, poi riprendiamo la strada.
Dopo la deviazione al villaggio Iban, sul fiume Lemanak, infestato di coccodrilli, raggiungiamo un piccolo approdo, circondato dalla foresta, sul grande lago di Batang Ai.
Qui salutiamo Nabul, con cui concordiamo l'orario in cui verrà a riprenderci dopo due giorni.
Faccio un brutto pensiero, immaginando il caso che il traghetto al ritorno ci depositi all'imbarcadero e se ne vada, ma Nabul non si ripresenti.
Vedo che però sono tutti dotati di ricetrasmittenti, e scaccio l'idea balzana.
Con noi sul traghetto, scesi da altri pulmini, ci sono tre coppie di viaggiatori, che dalla lingua sembrano tedeschi e olandesi, con cui ci salutiamo con cordialità.
Anche loro, ben informati, portano con sé solo zaini da trekking.
Una ventina di minuti di barca e siamo al piccolo approdo dell'Hilton di Batang Ai.
L'hotel è quanto di più lontano da quello che uno potrebbe immaginarsi dietro il nome Hilton.
E' composto da un nucleo centrale dove ci sono i servizi comuni, il ristorante e la piscina, e da una serie di lunghe costruzioni in legno, immerse nella vegetazione e con una splendida vista sul lago, fatte a replica quasi perfetta delle longhouse degli Iban, ovviamente con altri livelli di confort.
Hilton Batang Ai10
Ratings
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Room
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Size
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Cleanliness
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Features
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Room Condition
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Design
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View
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La longhouse dei dayaki Iban è, come dice il nome, una lunghissima palafitta i cui criteri abitativi sono analoghi a quelli dei nostri vecchi condomini denominati case di ringhiera.
Immaginate una casetta composta da una stanza, una veranda chiusa e una veranda aperta, con un tetto che copre tutte e tre.
Affiancate questo modulo abitativo ad altri sei o sette e avrete la longhouse.
In pratica è una lunghissima veranda coperta, dove si svolge la vita sociale, un'altrettanto lunghissima veranda all'aperto, dove si lavora, e singoli spazi chiusi, che sono le abitazioni.
All'interno della veranda coperta si aprono le porte delle abitazioni, una stanza per famiglia, l'una accanto allaltra.
Se arriva una nuova famiglia, si aggiunge un altro modulo, una stanza, un pezzo di veranda coperta e uno di veranda scoperta, e così via.
Il modello è replicato in tutto e per tutto all'Hilton di Batang Ai.
Con il risultato, però, che gli ospiti non fanno vita sociale nella veranda coperta come gli Iban, né su quella scoperta, che rappresentano perciò spazi inutilizzati, di fatto dei larghissimi corridoi semiaperti e deserti.
Nelle longhouse Iban, per motivi lunghi da spiegare ma legati a motivi sacrali e di avvistamento del nemico, le verande si affacciano sul lago e le camere sulla vegetazione retrostante.
Anche l'Hilton di Batang Ai segue questo schema, quindi è inutile chiedere camere con affaccio sul lago, perché non esistono.
Le camere, tutte uguali, sono molto belle.
Tutte in legno, come la costruzione che le ospita, con ampio spazio a disposizione e un settore bagno con doccia e locale wc separato.
Le longhouse sono collegate le une alle altre a catena, fino alla zona centrale, da passaggi coperti, accorgimento assolutamente necessario perché siamo nella foresta pluviale, e se si chiama così una ragione ci sarà.
Dalla vostra camera, per lontani che siate, raggiungerete il ristorante attraversando le lunghe verande coperte o, in alternativa, se volete vedere scoiattoli, grosse farfalle ed uccelli, nonché un buon numero di pipistrelli appesi ai travi, quelle scoperte.
Il panorama sul verde che si gode dalle porte a vetri delle stanze, che danno tutte sul retro e sono munite di zanzariere, è rilassante.
Ovviamente, ogni medaglia ha il suo rovescio, e chi va in un albergo simile è perché ama la natura in tutti i suoi aspetti, non esclusi quelli relativi alla possibile (o diciamo probabile) intrusione di qualche innocuo animaletto tipo geco, lucertolina, o altro.
E' ovvio che sulle verande coperte si vedano transitare, nelle ore serali, un gran numero di questi animaletti, ivi compresi, quand'è stagione, bellissimi ortotteri (cavallette) dal colore verdissimo.
Chi ha paura, perciò, o repulsione per gli insetti o gli altri animali normalmente presenti in natura non si troverà completamente a proprio agio a Batang Ai.
La dotazione nelle stanze è completa, ma non c'è cassetta di sicurezza. L'attrezzatura che normalmente si porta in un posto del genere, però, al di là di qualche macchina fotografica, non richiede grandi cautele.
Condizionatore d'aria efficiente e ben regolabile.
Non ci si aspetti, tuttavia, nelle stanze, la gamma di servizi presenti negli Hilton normali, né sarebbe logico in un posto del genere.
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Hotel facilities
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Appearance/Architecture
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Lobby Atmosphere
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General Condition
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Front Desk
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Staff (Friendliness/Service)
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Variety of Restaurants
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Guests
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Hotel Bar
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Pool & Outdoor Facilities
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Spa Facilities
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La zona centrale dell'Hilton Batang Ai è anch'essa tutta in legno, ampia, piacevole, ben disegnata e arredata con motivi etnici.
Nell'area ricezione, cè il bancone, dei divani e una piccola postazione internet a pagamento, con modem collegato alla linea telefonica via ponte radio, di una lentezza esasperante, che ne sconsiglia l'uso.
Biliardo, bar al coperto per quando piove, ed ampia zona bar all'esterno, con vista sul lago, piacevolissima la sera.
Anche il ristorante presenta un'area coperta ed una all'aperto (ma sempre con tettoie in legno contro la pioggia).
La piscina, non grandissima, è quanto di più rilassante si possa desiderare: assediata dal verde e dominata da una splendida collina fitta di vegetazione.
Una spa completa il quadro: non l'ho provata, ma i commenti dei clienti (molti in italiano) sul libro ospiti sono entusiastici.
A fianco alla piscina, un piccolo banco dove potete prenotarvi per le escursioni, il cui grado di difficoltà è indicato in facile, medio o difficile, in modo che ci si possa regolare in base alle proprie condizioni fisiche ed all'allenamento alla marcia.
La più semplice è il piccolo jungle trekking guidato intorno all'albergo, che però e indicato come medio.
Una partenza la mattina (preferibile) e una nel pomeriggio.
Si sale verso la collina alle spalle dell'hotel, con un po' di fatica, dovuta alla temperatura e all'umidità, sempre elevatissime.
Si attraversa uno scenografico ponte di corde sospeso tra gli alberi ed alcune altre passerelle aeree fino ad un punto d'osservazione che si apre sul lago dall'altro lato della collina.
Percorso interessante anche se non entusiasmante: non aspettatevi di incontrare bestie feroci o animali particolari.
Costo, simbolico, del jungle trekking, 5 ringgit (un euro), dieci ringgit con una bottiglietta dacqua minerale.
Molto più impegnativo è il lungo trekking denominato Smugglers trail, cioè il sentiero dei contrabbandieri, che lasciata l'isoletta dovè l'Hilton, si addentra nella foresta fino a raggiungere il confine con l'Indonesia (il Kalimantan, come lo chiamano loro), arrivando a spettacolari cascate alimentate da un fiume di montagna.
E' possibile inoltre fare un giro del lago in lancia, o affittare canoe e pedalò.
Condivido però il giudizio già riportato in altre opinioni, e cioè che difficilmente, se si cerca la vera foresta equatoriale, una permanenza superiore alle due-tre notti possa offrire grandi spunti di interesse, anche perché il vero cuore della riserva nazionale di Batang Ai è di fatto irraggiungibile, e ciò che viene proposto è solo un assaggio della giungla vera.
Alcuni stranieri rimanevano più a lungo, considerando la permanenza in quella località come puro relax a contatto con la natura.
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Food & Beverages
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Food Variety
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Food Quality
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Food Arrangement
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Range of Beverages
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Dining Area Ambiance
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Service
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Il ristorante dell'Hilton di Bartang-Ai è ampio, ben attrezzato e il servizio è attento ed efficiente, anche se leggermente più lento di quello del raffinatissimo Hilton di Kuching.
I pasti sono buoni, ben cucinati, senza particolari punte di eccellenza ma anche senza che ci siano lamentele da poter avanzare.
Nella media di un buon quattro stelle.
La cucina è tipicamente orientale, ma il buffet è ricco e e si possono trovare spunti interessanti.
Ottimi sia l'agnello che il tacchino arrostiti e tagliati al coltello lì per lì, appena sfornati, dal cuoco, così come ho trovato ottimo il roast-beef.
Talvolta, e ci è capitato la prima sera, il numero dei clienti (eravamo in otto) non giustifica l'allestimento del buffet, e siamo stati serviti individualmente.
La sera successiva una nutrita colonia di olandesi appena arrivati ha turbato la selvaggia solitudine del giorno precedente ma ha consentito di imbandire un buffet più che soddisfacente.
Bevande piuttosto care ma non oltre la norma, considerata la categoria dellhotel.
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Location
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Landscape/Scenery
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Transportation Connection
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Shopping Opportunities
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Night Life
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Quiet Location
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Sports facilities
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L'Hilton di Batang Ai non è caro per i nostri standard.
Il pernottamento, comprensivo di un'ottima e completissima prima colazione, costa dai 50 ai 60 euro al giorno per stanza (due persone).
Il problema consiste nel raggiungere l'hotel, assai distante dalla capitale, e conviene sempre condividere il prezzo della navetta dallHilton di Kuching, in più persone, o cercare mezzi alternativi più economici.
La nostra breve permanenza in quell'incredibile Hilton di legno nella giungla, su un'isoletta in mezzo al lago, è finita.
Il piccolo traghetto ci riporta allimbarcadero.
Scruto da lontano lo spiazzo sul limitare della foresta: Nabul è lì, con il suo pulmino.
Il cattivo pensiero è rimasto, fortunatamente, solo una fantasia.