Detailed review by ale84sandra
Un lungo, lunghissimo ponte che arranca in salita, unisce l'Italia ad un piccolo borgo, sospeso nel tempo, su un massiccio di tufo, che lentamente viene eroso, giorno dopo giorno, portando con se le ultime briciole di un borgo destinato a sparire...siete arrivati a Civita di Bagnoregio.
"Paese che muore", così lo chiamano, eppure sembra che un anelito di vita ancora lo percorra. Qui non ci si arrende, qui si lotta per trattenere ancora le poche case di tufo rimaste e strette le une alle altre, continuano a dominare la vallata meravigliosa sottostante, la valle dei calanchi, su cui gli occhi si posano stupiti. Essa sembra provenire da un altro pianeta. Civita rimane lì, aggrappata al presente e da l'idea che da lassù stia ancora a guardare il mondo che corre veloce sotto di lei, veloce come i due fiumi che ai suoi lati le stanno scavando la fossa.
Civita è un luogo magico e suggestivo...un luogo da vedere.
Il borgo è di origine etrusca e lo testimoniano le necropoli rinvenute, anche se quello che vediamo oggi di fronte ai nostri occhi è un borgo medioevale. Da documenti antichi risulta che in origine l'abitato formava un tutt'uno con la limitrofa Bagnoregio e che era denominata "Balneum Regis", in quanto il re Longobardo Desiderio fu guarito da una malattia, dalle acque termali che erano presenti nella città. Un borgo di miracoli e di acqua, fonte di vita e che oggi sembra toglierla a questo splendido gomitolo di case. Sono proprio i fiumi Chiaro e Torbido a cingere il borgo in una stretta morsa per sgretolarlo pian piano. Il tufo è la madre e la culla di morte di questo luogo. Materiale friabile e sabbioso, che viene via con un tocco di mano. Camminando per i vicoli, ho provato ad accarezzare i muri ed il risultato è una mano sporca e l'idea di un muro fragile. Tornando alla storia, dopo i Longobardi Civita passò sotto il dominio del Papato, ma ieri come oggi la popolazione forte non volle arrendersi e durante tutto il periodo feudale cercò di ribellarsi fino a divenire una minaccia stessa per il Papato che non ha la meglio, in quanto il paese si costituirà poi Libero Comune. Successivamente minacciata dall'impero, Civita stringe rapporti con la vicina Orvieto, che però la domina, fino a che a causa di una rivolta degli abitanti, dovuta alla mala amministrazione, tende a svanire, In ricordo dell'insurrezione vengono posti all'entrata due leoni che hanno tra le zampe teste di uomini. Civita fu poi scossa da molti terremoti, ma ha resistito e si spera possa resistere a lungo.
Civita di Bagnoregio10
Ratings
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Accessibility
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"Must See"-Factor
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Budget Friendliness
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Il Borgo è raggiungibile solo a piedi e solo attraverso un lungo ponte in salita, La porta di accesso è solo una e coincide con l'uscita. Non ci si può sbagliare. Arrivati a Bagnoregio, si seguono i cartelli per Civita e si lascia la macchina al parcheggio sotto il ponte, il cui biglietto giornaliero costa sui 3 euro più o meno. Il parcheggio è dotato anche di toilettes e punto informativo. Qui comincia il lungo ponte che fu ricostruito più volte. Inizialmente, come appare dalle foto, venne costruito sulla roccia che poi franò, oggi è posto su dei pilastri altissimi. Il ponte è stretto e la salita può essere faticosa per chi ha problemi di mobilità e anziani ma regala una vista spettacolare e il gioco vale la candela. Arrivati in cima, sulla sinistra, si "vede" subito quello che ora non c'è più. Una piccola chiesetta dedicata, se non ricordo male, a Maria è scomparsa e ne rimane solo una piccola testimonianza. L'alto portale conduce sulla via che porta alla prima piazza ...la più bella, specie in Autunno, quando l'edera e le foglie che avvolgono i palazzi si tingono di rosso e i gatti fanno capolino da ogni angolo. I palazzi...in realtà oltre la loro facciata c'è il vuoto e dalle loro finestre si scorge il panorama piuttosto che le stanze. Qui c'è un primo belvedere che regala una vista spettacolare sulla valle dei calanchi: speroni roccioso erosi dal tempo e dalla natura...sembrano delle cave scavate da mani umane ed invece sono naturali. Su questa prima piazzetta, c'è un bar, dove si possono degustare prodotti tipici o prendere un caffè all'esterno e ciò permette di soffermarsi per un attimo sul luogo. Proseguendo la via, s'incontrano delle viette laterali e ci si rende conto che qui tutto è fatto di tufo. Le case presentano tutte lo stesso motivo e si differenziano per le porte. Soffermatevi su queste, sono una vera attrattiva. Bellissime. La strada principale porta alla seconda piazza, sormontata dalla chiesa principale, la Chiesa di San Donato, in stile romanico. L'interno, un po' spoglio, conserva un antico crocifisso e un dipinto del Perugino. Purtroppo quando l'ho vista io era in fase di restauro, come molte cose qui, segno evidente che oggi come nel passato, gli abitanti di Civita (pochissimi a dire il vero, chi dice che sono 15, chi 20, chi 8) non si arrendono. Proseguendo lungo la via maestra, si susseguono, giardini interni ben curati e scorci meravigliosi sul panorama mozzafiato, sino ad arrivare alle "gallerie etrusche", visitabili con solo 1 euro. Qui abitavano vecchi contadini e c'era il frantoio. La visita è breve ma permette di immergersi nella vita di una volta, tra vecchi attrezzi agricoli e resti etruschi. Arrivare alla fine del paese, dove finisce la realtà di Civita per perdersi nella natura che la sovrasta e la combatte è un tempo breve. Ma la fine non è mai fine e continuando a camminare si scende sul lato del paese dove c'è una grotta, nel quartiere le Carceri. Una grotta meravigliosa. Proseguendo ancora si arriva alla galleria che attraversa tutto il paese ma noi ci siamo fermati prima, alle carceri, dove abbiamo pranzato con un panino e ammirato il luogo.
Nel paese sono sorti diversi ristorantini e i prezzi non mi sono sembrati male, c'è anche un bed and breakfast.
Andateci e non ve ne pentirete, io dalla mia, non vedo l'ora di ritornarci.